L’incredibile giro del mondo di Sergio Testa

Sergio Testa aveva 34 anni quando decise di prendere il mare aperto, a fine 1984, partendo da Brisbane, in Australia, su una piccola barca a vela gialla.

Ragazzo australiano di origine italiana, dopo aver vissuto in Brasile e in Francia, si stabilisce in Oceania insieme alla sua famiglia dove gestisce un piccolo cantiere di riparazione per yacht da diporto.

Un giorno, utilizzando duecento chili di alluminio e altrettanti di acciaio scaricati da un camion davanti al suo cantiere, salda i pezzi a disposizione e costruisce un piccolo scafo con quattro spigoli – che prenderà il nome di “Acrohc Australis” – e che i giornali di Brisbane definirono “una vasca da bagno galleggiante”: 3,55 metri di lunghezza per 1,5 di larghezza, dotato di randa e fiocco con tutte le manovre tenute a portata di seggiolino, l’unico posto in cui il navigatore aveva spazio sufficiente per sedersi e vivere, impossibilitato ad utilizzare la coperta dell’imbarcazione.

Sergio Testa, considerato un “pazzoide italiano” che stava partendo per una impresa quasi suicida nel 1985, con questa stramba imbarcazione girò il globo e, da eroe, fece ritornò sulle coste orientali dell’Australia tre anni dopo, nel 1988. Era partito senza grandi rudimenti di navigazione, sopravvisuto alle incrostazioni che divoravano l’opera viva della barca, alle tempeste del Pacifico, ad un incendio scoppiato a bordo e a numerosi insabbiamenti.

Questa storia incredibile è raccontata nel suo diario “500 Days: Around the World on a 12 Foot Yacht”.

 

Foto di Andrea Zignin su Unsplash

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